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Home Magazine Rubriche Storie di ordinaria follia prima del concerto - luglio
prima del concerto - luglio | Stampa |  E-mail
ivan_AB

(estratto da “Mozart, Tesla e questa birra doppio malto”)

Era sera e chiuso nel camerino, Mozart appendeva la parrucca grigia all’attaccapanni. Gli sparuti capelli rimasti, quelli mai mostrati da decenni a questa parte, si stagliavano comicamente nell’aria, complice la carica elettrostatica creata dalla parrucca.

ivanC’era una bottiglia di Baileys e c’era il suo completo per la festa, per lo spettacolo. Mozart era silenzioso, estremamente serio e assorto. Sembrava calmo, una specie di quiete prima del grandissimo momento e della più grande occasione della sua vita. Sapeva a memoria ogni singola nota che ogni singolo strumento avrebbe suonato quella sera, sarebbe stato pronto a suonarli tutti, gli strumenti, se fosse stato necessario. Ma ora non pensava a quello, sapeva che tecnicamente parlando il concerto sarebbe riuscito alla perfezione e quindi, da un bel po’ di ore, non se ne preoccupava più.

Era una persona estremamente normale in quel momento di attesa. Aveva un morto sulla coscienza, c’era un’organizzazione criminale che lo stava sfruttando per riciclare milioni di banconote sporche di chissà quale sangue. C’erano due orchestre di musicisti che lo temevano ma forse lo amavano. C’era la folla in delirio per lui, lì fuori e sapeva anche che tutta quella folla, nella sua probabile interezza, era stata oggetto di un lavaggio del cervello che aveva portato tutti a vedere in lui, Mozart, il più grande di tutti di tempi e a vedere nello spettacolo sicuramente il più grande show della storia dell’umanità.

Ma non ci pensava, apparentemente. Versò un po’ di Baileys nel bicchiere, si sedette piano sulla poltroncina del camerino. Si gustò quel Baileys a mente chissà come sgombra di pensieri. Osservava a un paio di metri di distanza la giacca che stava per indossare, la meravigliosa parrucca preparata per l’occasione. Guardava nel lungo specchio a muro la sua immagine spelacchiata. Fece un leggero sorriso. Si alzò, versò altro Baileys e si risedette in poltrona. Bevve piano, non voleva che gli bruciasse la gola.
Si guardò le mani, i piedi, le ginocchia. Sembrava come stesse prendendo coscienza del suo corpo solo ora. Posò il bicchiere vuoto per terra e lo fece rotolare lontano sulla moquette, con una leggera spinta. Si toccò la faccia per vedere se ci fosse già la minima ricrescita di barba. Zero, rasatura perfetta.

Ebbe anche come l’istinto di chiamare qualcuno, di mandare un sms ma non lo fece. Non c’era una spiegazione, semplicemente gli passò la voglia in un attimo. Controllò l’orologio e notò, con un battere di ciglia di troppo che tradì la sua impazienza, che mancava ancora più di un’ora all’inizio dello show mentre lui poteva essere pronto nel giro di pochi minuti.
Pensò allora di calarsi nei suoi pensieri, di perdere tempo meditando sulla vita e sulle sue stranezze ma non vi riuscì. Rimase a fissare il vuoto per qualche secondo alla ricerca di qualcosa di profondo e metafisico a cui pensare ma l’unica cosa che riuscì a chiedersi fu:
“Ma i piatti, nella lavastoviglie, hanno paura?”

Di gusto, rise sommessamente e fece un peto. Un minuto dopo uscì per andare nel bagno del corridoio, preferendolo al suo personale nel camerino, nella speranza di incontrare qualche fan.

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