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Scritto da Pasquale raimondo   
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Dalle righe di Liberamente non ci siamo mai pronunciati su oggetti d’uso quotidiano, ma il countdown collettivo dei media che scandiscono i giorni che ci separano dalla presentazione del nuovo iPhone ci impone di fermarci un attimo a riflettere su quell’ammasso di chip che si è trasformato in un simbolo capace di valicare i confini delle nostre tasche fino a spadroneggiare sulle nostre giornate (uggiose).

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“Tecnofobici” e “tecnofili” usano questo (s)oggetto del desiderio come parafulmine di ogni discorso, ognuno tirando l’acqua al proprio mulino. Il New York Times dedica alcune delle sue preziose pagine all’angosciosa sensazione che provoca il dimenticarlo a casa, uno stress emotivo  che gioca alla pari con le emozioni legate a persone reali. A darcene – ahimè – conferma è l’illustre Martin Lindstrom, uno studioso che da anni cerca di far luce sui legami tra consumismo e bio-psicologia, tra neuroscienze e marketing. L’ansia di chi ne è separato, la predisposizione dei più piccoli e la paranoica attenzione con la quale si torna puntualmente a controllarlo fanno dell’iPhone uno strumento affascinante, molto di più di un tecnologico mezzo di comunicazione con una mela intorno.

Figlio dell’Ipod, l’ultimo prediletto di casa Apple spopola nei discorsi degli psicologi, dei sociologi e di quanti si fermino a riflettere sulla sua fenomenologia tutta “touch” e “app”. “Il fascino di questi strumenti capaci di modificare e potenziare gli strumenti cognitivi ed emotivi o emozionali, deriva dall’implementazione del sé che regalano” come - a giusta ragione - il Prof. Di Giannantonio, ordinario di Psichiatria, descrive quella sensazione simile ad una sorta di “onnipotenza informatica” di chi usa il melafonino e ne trasporta le potenzialità sul piano personale ed esistenziale.

Non dobbiamo demonizzare un oggetto inanimato, piuttosto l’uso che se ne fa. L’iPhone non deve assurgere a perno delle nostre giornate ma piuttosto rappresentare uno strumento di semplificazione, capace di rispondere positivamente alle nostre esigenze quotidiane. In medio stat virtus dicevano i Romani, senza aver bisogno di sfiorare schermi o scaricare app.

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