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i ministri - agosto | Stampa |  E-mail
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Raggiungiamo al telefono, in una caldissima giornata di luglio, i Ministri o meglio Federico Dragogna, chitarrista e seconda voce della band. Sembra di parlare con un vecchio amico, così passiamo subito alle domande.

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Federico, da dove viene il nome Ministri? A a che fare con la politica?
No, in realtà no. Ministri è un nome scelto dal pubblico, dalla gente ed è un nome che per questo non ci stanca mai. In principio ci chiamavamo I ministri del tempo. Pian piano la gente ci ha cominiciato a chiamare Ministri e così abbiamo adottato questo nome ufficialmente, rendendoci conto che non ci avrebbe mai stufato. E, fino a ora, è così.

Cosa ascoltate e cosa influenza il vostro genere musicale?
Mah, in realtà quello che ascoltiamo ci influenza solo in parte. Penso che tutto sia sempre in evoluzione, un’evoluzione frutto dei nostri vissuti che passa anche ma non solo attraverso quello che ascoltiamo. Ad esempio, ora ci sentiamo vicini a un tipo di sound come quello dei Foo Fighters, molto diverso da quello dei nostri esordi, più duro, punk e, in un futuro prossimo, col passare degli anni vorremmo poter dire di essere vicini, magari, a Nick Cave.

Con la risposta alla precedente domanda, penso, che tu mi abbia anticipato la prossima. Volevo chiederti se è vero il passaggio alla Universal ha influito pesantemente sul vostro sound, facendovi passare da un suono più aggressivo e viscerale a uno più delicatamente pop.
Il passaggio alla Universal, nei fatti, è avvenuto prima del nostro ultimo disco, Fuori, per cui, direi, che l’etichetta c’entra poco con l’evoluzione del nostro sound. Come ti ho detto prima è semplicemente un percorso di crescita naturale. Non si può essere sempre uguali a se stessi, si rischia di diventare un’autocaricatura. E si rischia, anche, di annoiare la gente. Pensa se avessimo rifatto I soldi sono finiti cambiandone solo i ritornelli. Lo avresti ascoltato più di due volte? (ride, ndr)

Nei vostri testi si nota, marcato, il gusto per la citazione. Perché il ricorso a tali riferimenti?
Non certo per affermare una presunta superiorità culturale che non ci appartiene. Non citiamo Brecht, come in Tempi bui, per sentirci dire “Ah che bravi i Ministri, leggono Brecht!”. Semplicemente, quando l’ispirazione è forte da una certa direzione diventa forte, invece di mascherarla goffamente nel testo con giri di parole inutili, la manifestiamo nella sua pienezza, rendendo omaggio alla nostra musa.

“Fuori” è uscito da un po’ di tempo. Arrivati a questo punto del tour, è possibile stilare un bilancio del riscontro che il disco ha avuto in termini di pubblico e critica?
I tour partono sempre un po’ timidini, per quel che ci riguarda. Poi, come una valanga, ogni data vede aumentare la partecipazione e il coinvolgimento della gente in modo vertiginoso e, a quasi tre quarti del tour, ci possiamo dire davvero soddisfatti. Tanto soddisfatti che stiamo già pensando al prossimo disco che vedrà la luce non prima del 2013.

Qual è il vostro rapporto col pubblico pugliese che vi apprestate a visitare? Siamo focosi o un po’ moscetti?
La Puglia è uno dei posti in cui la gente ci ha riservato sempre accoglienze fantastiche, che poi sono il carburante essenziale per offrire spettacoli all’altezza. Anche quando eravamo poco più di una sconosciuta band emergente, voi pugliesi, dal Gargano al Capo, ci avete sempre donato entusiasmo per fare al meglio i nostri show. Non è così dappertutto. Credimi.

Infine, un messaggio ai viaggiatori della notte.
I viaggiatori della notte sono una categoria affine a noi. Anche noi viaggiamo di notte. Da un punto all’altro dello Stivale per raggiungere le location dei concerti. E allora, chi guida, canti a squarciagola, tenendo svegli i suoi compagni di viaggio. E poi immaginate su un’autostrada se tutte le macchine e i camion cantassero nella notte. Sarebbe uno spettacolo fantastico! Quest’idea mi sembra il miglior saluto e augurio che vi possa fare.

Maurizio Distante

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