Ma incontrando e ascoltando le ‘M>i Dissonanze’ e il suo frontman Francesco Adessi, ci si ricrede su quanto detto e pezzi come ‘1980’ o ‘Oltre’, ultimi singoli del gruppo, è un porre in discussione la musica della stessa terra come priva di internazionalità.
Il sound rock/elettronico risentito dell’influsso dell’onda sonora della subculture londinese, arriva anche in questo lembo di terra, che nel solco della tradizione e delle mode, reinventa, cesella e rifinisce, donando al genere nuove sfumature, consegnandoci un disco che si prefigura già come una delle vette musicali dell’anno che stiamo vivendo.
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Ciao Francesco, raccontaci un po’ del tuo percorso artistico.
Tutto è cominciato sul finire degli anni 90 quando, un po’ in ritardo per la media, ho cominciato a strimpellare la chitarra con lo scopo di provare a fare quello che i grandi cantautori facevano nei miei confronti: raccontare storie e trasmettere emozioni. Dopo qualche anno di assestamento e gavetta pura e tosta, con un bel balzo temporale si è arrivati poi al 2008, l’anno in cui con le persone con cui oggi lavoro, è cominciata la parte piu’ bella e stimolante che ci ha portati in tre anni ad accumulare all’incirca 150 live e tre dischi. Nell’ultimo periodo ho avuto la fortuna di lavorare come autore per nomi importanti della scena musicale italiana; tra gli altri ci tengo a ricordare Valerio Scanu per il quale ho scritto a sei mani, con la cantautrice Annalu e con il produttore e arrangiatore Kikko (Modà, Studio 3, Jacopo Sarno etc...), il brano Per te; per la 20 century Fox ho realizzato una parte della colonna sonora del film cartoon di animazione “Il Topolino Marty 2”. Altri progetti vedranno la luce tra brevissimo ma è ancora un po’ prestino per poterne parlare.
Sei un cantautore e compositore. Che rapporto hai con il palco e il pubblico. Preferisci esibirti o scrivere in piena solitudine?
Sono due situazioni diametralmente opposte, e nonostante tutto estremamente collegate. Fa strano pensare che canzoni che scrivo e sviluppo in totale solitudine, arrivano poi, a prodotto finito, alle orecchie delle persone, con tutto quello che portano con se: una storia, un significato, determinate emozioni. Non ho una preferenza tra le due situazioni. Ognuna rappresenta una storia a se.
Com’è avvenuta la nascita delle M>i Dissonanze?
La band si è formata (come quasi sempre avviene per tutte le band) dopo un periodo di test con altri musicisti. Diciamo che alla fine ci siamo trovati bene a lavorare insieme. La cosa che ci unisce, e nella quale a volte si pecca nel lavoro che si fa con una band, è la cura dei dettagli, a volte quasi alla nausea; alla fine pero’ ci prendi gusto perchè ti rendi conto che quella è l’arma vincente per ottenere risultati soddisfacenti. I ragazzi della mia band sono Nico Campanale (bassista), Giacomo D’Avanzo (chitarrista), Francesco “Frums” Dettole (Batterista) e Francesco Grande (chitarrista)
Il nome invece è figlio della mente di un mio caro amico di Trani (Gianpaolo). Un giorno d’estate del 2007, quando già da un po’ avevo deciso di dare un nome identificativo alla mia band, eravamo in macchina e cominciammo a cazzeggiare con la fantasia finchè dopo una serie di giochi di parole e associazioni non gli è partito “Maggiori Dissonanze”. E nome fu
Il vostro singolo ‘1980’ ha un riff melodico e orecchiabile. E’ una scelta artistica o condizionata un po’ da quello che è il mercato musicale? E, soprattutto, che rapporto hai con la decade degli anni ‘80?
Partiamo dal presupposto che cerco sempre il “pop” (inteso come popolare) nella mia musica. Quando scrivo un brano cerco di arrivare alle persone nella maniera piu’ diretta possibile. Mi piace scrivere testi che non si debbano spiegare, così come mi piace scrivere melodie che possano entrare facilmente nella testa della gente. Vi posso garantire che è tutt’altro che facile. 1980 è nata cmq in maniera abbastanza casuale, anche se non nego che volevo che fosse piu’ fresca e diretta possibile, proprio per la necessità di comunicare il messaggio che contiente al suo interno. Credo di esserci riuscito.
Gli anni 80 sono il mio periodo musicale di riferimento. Per quanto mi riguarda in quel decennio ci sono i dischi piu’ belli di sempre e soprattutto quelli che per numeri e sostanza sono ormai di diritto nella storiografia musicale come icone. Come ascoltatore sono nato in quel decennio, tra i dischi rock e dei cantautori di mio padre e i dischi soul, jazz e da colonna sonora di mia madre. Come potrei non amare gli anni 80?!
Hai all’attivo molte collaborazioni importanti con artisti noti a livello nazionale. Come sei entrato a far parte di questo circuito?
Queste cose avvengono per caso. Un giorno ti trovi nel posto giusto, al momento giusto e ti capita l’occasione. Così è stato per il brano scritto per Scanu. Ero con Annalu, cantautrice di talento della scena emergente musicale italiana, è arrivata la richiesta di realizzare il brano entro pochissimo tempo (qualche ora), così ci siamo messi all’opera. Quello che conta, in generale poi, è lavorare bene, con serietà, dedizione e puntualità. Il caso comunque fa la sua grossa parte.
Quali le tue ispirazioni nel comporre e nello scrivere? Uno dei tuoi pezzi dice ‘Andiamo Oltre Noi’, oltre cosa?
Mi ispira tutto. La gente, le giornate, la vita degli altri, la mia, le delusioni, i successi, i ricordi. Scrivere è un’evoluzione della vita, va di pari-passo con il crescere. Due anni fa ho scritto “Alle spalle”; era un disco nel quale manifestavo la mia rabbia, la mia delusione, quasi un crollo della fiducia che avevo nei confronti di deteminate persone e lo trasformavo in messaggi e canzoni. Oggi invece cerco di scrivere storie più popolari, che riguardano gli altri, anche persone diverse da me. E’ quello che capita negli episodi delle canzoni di “1980”.
‘Oltre’ è un brano a suo modo generazionale. Siamo una generazione che non ha piu’ molte certezze (nel lavoro, nella cultura, nella musica). Ci sentiamo quasi sbandati. Per questo andiamo oltre queste certezze, oltre questi progetti a lungo termine... “affidiamo in nostri giorni alla fortuna, perchè il giorno che ci spetterà sarebbe stupido non esser pronti...”
Il groove del nuovo disco è acceso, dinamico. Da dove partono le tue canzoni? E’ un ‘condizionamento’ musicale o ‘testuale’?
Non parte da ispirazioni musicali e testuali di alcun tipo. Certo ascolto tantissima musica, tutti i generi nessuno escluso, cerco di captare quello che posso da tutti gli artisti. Ma quando scrivo un brano cerco di scriverlo punto e basta, senza prendere spunto da chi o da cosa. Credo che poi sia il modo migliore per cercare quello che in gergo è chiamato “suono riconoscibile” e che è anche la parte piu’ difficile per chi fa musica inedita. Oggi, e soprattutto in Italia, è talmente complicato non essere paragonati a qualcuno che se parti con quel presupposto finisci per diventare pazzo; per questo dico sempre che è meglio solo pensare a essere se stessi, punto e basta; fare quello che si sente. Se qualcosa succede, succede da sola; la fortuna non è programmabile. Lo spessore del proprio lavoro pero’ sì.
Per la promozione del vostro ultimo lavoro, quali secondo voi i ‘canali’ immediati per una diffusione su larga scala?
Partiamo dai canali che offrono alla musica dell’underground, la possiblità di farsi conoscere in maniera piu’ immediata e quindi Youtube, Facebook, Twitter e i social network in generale sui quali siamo molto attivi. Questa volta a differenza del passato c’è stato un grande interesse dei network al nostro singolo, quindi credo anche questo sarà un ottimo canale per poter proporre e far conoscere la nostra musica. Ovviamente non mancheranno i live. In linea di massima il disco sarà ascoltabile sui nostri canali ufficiali (www.facebook.com/francescoadessi e www.youtube.com/adessimusic) , acquistabile sul canale di Itunes e sempre acquistabile su supporto fisico durante i nostri live
Quali sono i tuoi progetti? E quali le tue aspirazioni.
Quello che mi auguro per il mio futuro è di poter fare sempre meglio. Non ci sono sogni di chissà quale tipo anche se ovviamente l’ambizione non manca. Credo tuttavia nel fatto che le cose capitano spesso in maniera casuale. L’importante è prepararsi, avere un buon prodotto, lavorare con dedizione e serietà. Quello che conta davvero è essere pronto se un giorno la fortuna dovesse citofonare al campanello di casa. Mi auguro solo che la musica sarà sempre di più, e in maniera sempre più grande una componente della mia vita.