Un bacio e un colpo di pistola Amore e odio al liceo
Un solo bacio. E un colpo di pistola alla tempia. Non c’è scampo all’amore nel libro di Ivan Cotroneo. Due liceali e la loro insegnante, risucchiati in un vortice di novantasei pagine di violenza, bullismo e omofobia. “Un bacio”, edito da Bompiani, è un giallo psicologico in cui è l’amore a muovere ogni cosa, persino il gesto folle di un adolescente.
Amare è un reato come impugnare una pistola quando a sparare è la paura. Davanti a trecento adolescenti del Liceo Classico “V. Lanza” di Foggia, c’è anche Paola Concia a raccontare la sua storia. Lei che siede tra i banchi del Parlamento italiano, racconta del suo primo amore – corrisposto - per una ragazza. La curiosità impertinente di chi occupa i banchi di scuola è incontenibile: come abbia fatto a sfidare ogni forma di pregiudizio è per gli studenti un mistero. Lei non ne fa mistero: ha sofferto, ha sposato un uomo, ma questo non avrebbe soffocato i suoi sentimenti, la sua identità. Sua la proposta di considerare l’omofobia come aggravante in caso di aggressione, bocciata alla Camera. Nell’Incontro extravagante organizzato dal Liceo, con il patrocinio dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Foggia e la collaborazione della libreria Ubik, c’è anche Antonello Bellomo , docente di Psichiatria all’Università degli Studi di Foggia, che parla dell’omofobia come di un “meccanismo che nasce da problematiche di natura psicologica e culturale”. C’è da scriverci un trattato. La responsabile delle iniziative culturali, Mariolina Cicerale, attutisce il colpo di quei proiettili che scavano fino in fondo nei ragazzi: anche questa è educazione all’affettività, ma soprattutto una lezione di vita. E lui, Ivan Cotroneo, scrittore e sceneggiatore napoletano nato quando i Sessantottini facevano la rivoluzione, questi temi li ha infilati in libri, fiction e film. I suoi fan lo implorano di scrivere il terzo atto di “Tutti pazzi per amore”, ma lui si prepara a vestire i panni del regista e ad aprile inizierà a girare il film tratto dal suo romanzo “La kryptonite nella borsa” con Valeria Golino. “Un bacio” è un racconto struggente, ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto. “È una storia che mi sta molto a cuore –racconta - proprio perché ha come protagonisti due adolescenti di quindici e sedici anni. È nata per il desiderio di parlare a tutti, ma soprattutto ai giovani, di un problema così grave come quello dell’omofobia e del bullismo”. In “Mine Vaganti” di Ferzan Ozpetek (indimenticabile il balletto di Riccardo Scamarcio sulle note di 50mila) aveva fatto dell’omosessualità un caso di famiglia, con una nonna chioccia che insegnava ai suoi nipoti che per inseguire la felicità bisogna essere se stessi. “Mi è capitato spesso di avere personaggi omosessuali nelle mie narrazioni per il cinema, per la televisione e per la letteratura, nel tentativo di presentarli come facenti parte della vita di tutti i giorni. Le loro sono storie – continua - sono quelle che accadono a noi, intorno a noi. Spero di essere riuscito a non farne mai soggetti di narrazioni a tema per difendere una tesi, ma di averne fatto dei personaggi a tutto tondo con la loro personalità, le loro psicologie e la loro vita”. La Puglia è entrata nelle sue sceneggiature insieme ai personaggi e ai luoghi, che sembrano perseguitarlo. “Sono molto contento che ‘Mine vaganti’ sia stato girato qui in Puglia, perché Lecce non era solo lo scenario, ma un personaggio del film. Poi ho avuto la fortuna di avere in “Tutti pazzi per amore£ uno dei più bravi attori italiani in assoluto, Emilio Solfrizzi, persona straordinaria. Io sono napoletano e anche campanilista e trovo che a Napoli ci siano grandi scrittori, grandi registi e grandi attori, ma la Puglia non mi sembra da meno”.