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tolleranza zoro - maggio | Stampa |  E-mail
Scritto da Maurizio distante   
zoro

Zorro. Zoro. Diego. Decostruzione di un mito. Fosse così facile liquidare un personaggio come Diego Bianchi non staremmo qui a dedicargli la rubrica “Eroi” che, tra l’altro, ho l’onore di firmare per la prima volta. Eppure Diego, gli diamo del tu, tanto ormai, da queste parti è di casa (vedi QRCode), ha più il piglio dell’antieroe, con il suo romanesco, la battuta pronta e lo scintillio negli occhi tipico dei monelli di quartiere che passano i pomeriggi a giocare a calcio, in strada, gridando a squarciagola: “Dribbbling secco de Totti! Se li magna tutti! È solo davanti a Buffon! Je fa er cucchiaio! Ggoooolll!!!” Non un eroe come quelli cantati da Ludovico Ariosto o, per stare recenti, da David Bowie. Eppure un eroe. Sui generis.


 Che non brandisce una spada ma che come arma usa una telecamera col grandangolo, con cui fa restare a bocca aperta i suoi antagonisti e i suoi ammiratori. Non ha il fisico dell’eroe (perdonami Diego, ma chi ce l’ha?), né l’età (scusa ancora), eppure porta a termine missioni eroiche. Tipo i livelli di un videogioco. Ogni livello una storia a sé. Ogni livello un video. 71, ad oggi. Ma andiamo per gradi. Diego ce l’ha raccontata la sua storia. Come è diventato, per noi, un eroe. Ripeto, non Zorro, ma Zoro, versione riveduta e corretta in chiave roman-popolar-giornalistica del mitico giustiziere a cavallo. Diego era un dipendente di Excite, un portale web che negli anni ’90 ha avuto una discreta fama. Era a capo di una redazione formata da una ventina di giovani di belle speranze. Un lavoro stimolante in un ambiente stimolante. Che gli lasciava anche il tempo di dedicarsi, un po’ per hobby, un po’ per voglia di sperimentare nuove forme di comunicazione, alla produzione di video. Non musicali. A tema. Soggetto unico: il PD. Il Partito Democratico. Lui, da sempre  con la passione della politica, aveva deciso di seguire con l’occhio della telecamera e con la voce della satira le vicissitudini del suo partito di riferimento. Questi video cominciano a circolare nel web con un certo successo e qui, come in ogni storia di eroi che si rispetti, arriva l’evento che cambia la rotta delle cose: Serena Dandini, conduttrice di “Parla con me”, gli propone di produrre i suoi video non per hobby ma come appuntamento fisso nella sua trasmissione. “L’occasione fa l’omo…” … Giornalista, tanto per parafrasarlo. Ovviamente, sui generis. Telecamera alla mano e sempre in viaggio, lì dove c’è la notizia. Non documentare per documentare, ma per proporre spunti di riflessione, altri punti di vista. E così il PD comincia a stargli stretto. Pian piano si stacca dalle disavventure  politiche di Bersani&Co. per abbracciare tutti i temi più caldi dell’attualità nostrana: Lampedusa, Mirafiori, Manduria and so on. Diego osserva, riflette e parte. Arriva, riprende ed elabora. Pensa, parla e monta. Queste, in sintesi, sono le tre fasi del suo lavoro. Se ci riflettete, guardando i suoi video, scoprirete che, in fondo, tanto facile non è. Eppure la leggerezza del suo tocco riesce a far digerire agli spettatori anche i sassi più indigesti che le sue storie, ogni volta, ci propongono.

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testo: maurizio distante
foto: daniele errico