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Un tram che si chiama desiderio - Marzo | Stampa |  E-mail
Scritto da battista passiatore   
dvd_ab(Edizione Speciale 2dvd) Blanche Dubois, Vivien Leigh, emerge dai vapori della stazione di New Orleans per prendere un tram che si chiama desiderio, che finirà la sua corsa in un ospedale psichiatrico. A farla impazzire sarà lo Stanley Kowalski di Marlon Brando, che debuttava al cinema dopo il grande successo ottenuto nei teatri newyorkesi.
Con Brando nasceva al cinema un nuovo tipo di attore, intenso e introspettivo, indolente ed esplosivo, portatore di un “metodo” innovativo messo al servizio del realismo sociale del cinema di Kazan.

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Il metodo era quello del maestro russo Stanislavskij, praticato dall’Actors Studio fondato a New York da Lee Strasberg e dallo stesso Kazan. Un tram che si chiama desiderio è un grande classico mutuato da Broadway e trasposto da un dramma in undici scene di Tennessee Williams. A teatro come al cinema fu diretto da Elia Kazan, che per primo utilizzò le convenzioni melodrammatiche di Hollywood per raccontare la realtà sociale e i suoi conflitti e per drammatizzare le relazioni tra uomini e donne

Al centro di questo dramma, girato all’inizio degli anni Cinquanta e ambientato nel dopoguerra, ci sono due donne, un uomo e una sfida, quella che Stanley Kowalski sferra contro il mondo garbato di Blanche, e ancora prima contro l’intero sistema della cortesia e della buona creanza. Se la scenografia tradisce l’impianto teatrale è l’interpretazione dei personaggi a riferire uno straordinario naturalismo. È sui volti, quello incipriato e stupito della Leigh e quello scalmanato e sempre madido di Brando, e sui corpi, promiscuamente vicini, che si concentra lo sguardo di Kazan. La macchina da presa sembra superare la fenomenologia degli attori e scavare un percorso interiore, che rivela e libera da una parte il sadismo e la carica erotica di Stanley, dall’altra l’instabilità e la stravaganza di Blanche. La convivenza, lo stato di cattività e la miseria economica e culturale in cui versano finiscono per esasperare la relazione e farla esplodere nell’odiosa violenza finale.
All’epoca della sua uscita, era il 1951, il film ottenne ben nove nominations e centrò quattro statuette: quella di Vivien Leigh come attrice protagonista, quella di Kim Hunter come attrice non protagonista, di Karl Malden come attore non protagonista e quella per la migliore scenografia in bianco e nero. Nessun oscar invece per Marlon Brando, d’altra parte da sempre riluttante al successo, superato dall’Humphrey Bogart de La regina d’Africa. La forza espressiva del suo cinema, lo sviluppo dall’interno dei suoi personaggi, la scoperta artistica dei volti icone di Hollywood fanno quasi dimenticare la collaborazione che il regista intrattenne col comitato McCarthy. Erano i tempi delle streghe e dei “ribelli” sul “fronte”. Kazan scelse quello sbagliato.

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Comprende:    Galleria di trailer, Commento di Karl Malden, 8 documentari inediti sul film tra cui una retrospettiva di Elia Kazan di 75 minuti, Sottotitoli per non udenti in inglese e italiano.

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