SINDOME DA SCRIVANIA (marzo) PDF  | Stampa |  E-mail
Scritto da pasquale raimondo   
libera_abA rendere ancora più bigia la nostra triste realtà ci pensano i numeri. Non c’è nessuna avversione nei confronti della matematica a farci parlare ma dati e tabelle....>>
Le statistiche emerse durante la “XI Giornata Nazionale di Informazione sulla Promozione della Salute nei Luoghi di Lavoro” parlano chiaro: dieci milioni di italiani percepiscono il (proprio) lavoro come una temibile spada di Damocle in equilibrio – ovviamente “precario” – sulla loro salute. liberaLeggendo tra le righe, scopriamo poi che 8 milioni e 706mila lavoratori sono preoccupati per la salute del loro corpo e ben 4 milioni e 58mila vedono anche il loro equilibrio psichico messo a rischio dall’attività lavorativa. Oltre 2 milioni e 797mila persone, infine, individuano con certezza le cause dei propri problemi di salute nel lavoro. A fornire i dati alla “pubblica preoccupazione” è l’Istituto per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispesl) che da tempo tiene d’occhio i “malati di ufficio”, gli italiani che si ammalano o sono troppo stressati dall’attività lavorativa svolta. Avanzamenti di carriera negati, mobbing, impieghi deludenti e soprattutto il precariato pesano sulla sfera psico – fisica degli italiani più di tanti accertati fattori di rischio. Ritmi sempre meno sostenibili, prestazioni impossibili e tutte le altre forme di tedio lavorativo si abbattono con la medesima foga su lavoratori stabili e precari. Gli studiosi, infatti, hanno rilevato disturbi d’ansia e d’umore in entrambe le categorie. Senza catastrofismi da prima pagina, possiamo cominciare a far emergere una grave situazione, un’emergenza latente che avrebbe bisogno di soluzioni concrete. L’intrinseco ruolo delle politiche sociali nelle misure preventive da attuare ci fa capire come la salute dei cittadini dipenda da risposte concrete da attuare nei luoghi e nei rapporti di lavoro. Sono i trentenni ed i quarantenni i lavoratori più colpiti, perché quelli più vicini psicologicamente ad altre mete delle vita, come la famiglia. Il congresso, tenutosi a Roma poche settimane fa, ha poi fatto il punto sulle possibile vie d’uscita, dettate – forse – più dal buon senso che dai maghi di Wall Street: essere consapevoli del valore delle persone impiegate in azienda; coinvolgerli in decisioni ed azioni per il futuro collettivo dell’azione e diffondere e praticare stili di vita sani. Ovviamente anche fuori dalle mura dell’ufficio!
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